martedì 22 dicembre 2015

Rinascita

Mdina Glass Christmas Tree
(Malta)
Colgo l'occasione del solito viaggio (probabilmente ultimo dell'anno) verso la facoltà per farmi viva. Questo mese è stato forse più pieno di quasi tutto l'anno, escludendo il Congress e il viaggio a Londra.
La partenza di Tegolino si avvicina. Non ha ancora trovato casa, ma con la testa è già lì. E io comincio a sentire l'irrequietezza del momento. Non So se sia sana, ma credo sia quella che mi abbia spinto domenica, a meno di 12 ore dalla scadenza, a fare domanda per l'Erasmus traineeship. Si tratta di partire per 4-5 mesi per uno stage all'estero, e io punto all'Università di Manchester, dove potrei dedicarmi anche alla tesi. Se vincessi, quest'anno lo passeremo praticamente separati, ma non ho potuto fermarmi.
 Anzi, sento di essere ferma nello stesso posto da troppo tempo. Ho voglia di partire, costruirmi una dimensione lontano da qui, anche se per poco, e ritrovare la mia amica G avventurosa, autosufficiente, anglofona e anglothinking, e fare un salto nel vuoto. Non avevo mai preso una decisione in meno di due minuti, non senza un'attenta pianificazione, stile riunione dell'ONU. E invece eccomi qui, ad aspettare.

Papà ha trovato lavoro. E io ancora non ci credo. Sono giorni che in casa si piange, si ride, si respira di nuovo in quel modo profondo e solido, così diverso da quella sensazione di asfissia che ci ha accompagnati per anni. Una parte di me è felice, così felice da saltare al collo di tutti, ridere con tutti, urlare, piangere e ridere di nuovo. L'altra, al momento quella più forte, è completamente attonita. Non ha ancora superato lo schock, fa grandi cerchi intorno alla cosa come un gatto sospettoso, e il bewilderment è tale che riesce a produrre dei sorrisi che lasciano scoperti gli occhi. Gli occhi, niente, non c'è niente da fare, restano grandi e spalancati come quelli di un cervo davanti ad un'auto.
Non riesco a credere che forse, lentamente, tutto cambierà, che finiranno le lacrime di mamma, la frustrazione di papà, e che forse potrò iniziare a lavorare anche per me e non solo per noi.

Sto andando a riportare gli esoneri corretti alla Mente. Ancora una volta si è fidata ciecamente di me, ed eccomi qui a correggere non le risposte chiuse ma i commenti al testo. Com'è difficile, ragazzi! Avevo dato per scontato che fosse semplice, o bianco o nero. O giusto o sbagliato. E invece no, devi guardare la forma, la quantità di contenuto e, nell'assenza dell'ultimo, almeno quanta elaborazione c'è. Ho sudato sette camicie per mettere i voti, ma spero di essere stata giusta e obiettiva.
Lo scoprirò tra poco, comunque.

Oggi pranzetto con Gnappetta. È da più di due mesi che non ci vediamo e mi manca molto. Non So cosa ci stia succedendo, perché dobbiamo separarci così e rivederci solo quando le cose da dire o le cose successe sono tali da costringerli, quasi, a farlo. La vita, probabilmente.

Che dire, So che forse vi aspettavate fuochi d'artificio e la solita incontenibile G per questo grande annuncio, ma è vero, sono ancora in shock. E forse comincio a risentire di tutto questo lungo anno alle spalle e ho bisogno di un po' di riposo.
Le feste sono vicine, i regali pronti, i menù anche, ma ciò che è più pronto di tutto è la sensazione che sarà il primo natale da tanto che passeremo sereni, con la reale prospettiva che qualcosa di buono ci aspetta davvero nell'anno che verrà, invece che altri sacrifici e altri dolori.
Quest'anno è stato l'anno della rinascita. Mia, dei miei, della mia relazione con Tegolino, che è a un punto di svolta e non si sa ancora che strada prenderà, delle mie amicizie e della mia vita professionale.
O forse è stato questo mese? Non lo So, ma vi auguro una rinascita positiva nel nuovo anno. Vi auguro di cambiare idea e di decidere su due piedi, di perdonare, di sperare e di ridere di cuore con le persone che amate.
Non ho propositi per il nuovo anno, solo la voglia di ridere sempre.
A presto
G

venerdì 4 dicembre 2015

Treno a vapore

Tegolino & G
Ragazzi, che giornate.
Che giornate, ragazzi!
E' ufficiale, G è la persona più impegnata dell'universo.
Lo so, non è vero, voi sicuramente e molti altri hanno mille cose in più da fare, ma volevo dirlo, così, pour parler.

Partiamo dall'inizio, dagli albori di questo treno in corsa che è diventato questo ultimo periodo.
Sapevate che ero stagista in un ufficio della facoltà. Quello che non sapete è che La Mente, colei, per chi mi segue da meno tempo, per cui faccio da assistente, nonché mia relatrice, nonché mio esempio professionale, nonché una delle migliori persone che conosco, mi ha proposto di unirmi alla segreteria di convegno di un importantissimo convegno internazionale che è in fase di organizzazione per il prossimo aprile, in onore del quadricentenario della morte di William.

Boom! Sono già nel programma! Dovrò occuparmi dei conferienzieri internazionali che prenderanno parte al convegno, organizzarne gli spostamenti, andarli a prendere, intrattenerli durante i momenti morti del convegno (sono cira 7 giorni)... io! Vi rendete conto?! Parlerò con Gary Taylor! DI NUOVO! E magari stavolta pronuncerò "pioneer" come Dio comanda, e non farò figuracce. E se gli verso il caffé su quei gilet scintillanti che indossa sempre lui?!
Ragazzi, non potrei essere più terrorizzata ed elettrizzata allo stesso tempo!
La Mente è fantastica, mi ha preso davvero sotto la sua ala protettrice, e non c'è niente di più gratificante di quando mi chiede quale sia secondo me il miglior lavoro di William, o se secondo me il Richard II è meglio del King Lear, come una sua importantissima collega le dice spesso. Io? Dire la mia? Ecco, è questo il rumore della felicità.
La sua incondizionata fiducia me l'ha dimostrata però in un altro momento, quando mi ha portato un'enorme cartellina, un giorno, e mi ha chiesto di scansionarne il contenuto. Mi ha detto, con un sorriso dolce ma risoluto, di quelli che la caratterizzano e che forse accompagneranno sempre il ricordo che avrò di lei, "legga pure il contenuto, sono le lettere che io e mio padre ci siamo scambiati in un momento molto delicato della mia vita. Vorrei farle pubblicare". Ecco, il fatto che mi abbia consegnato una parte dei suoi ricordi, del suo cuore, che mi abbia messo in mano il suo passato, a cuore aperto, così accessibile, mi ha commosso e mi ha convinto ancora più di che persona meravigliosa sia.

E poi, il progetto sull'EMI di cui vi parlavo giunge quasi al termine, a parte qualche ingiustizia che non mi è ben chiara: fare una trascrizione e un'analisi conversazionale non è cosa da poco. Anzi, sono abbastanza convinta che fosse una forma di tortura medievale. Ma fare 7 trascrizioni di registrazioni di circa 30 minuti l'una è un incubo. La cosa simpatica è che io sia l'unica a cui ne sono toccate 7, 2 da un aspetto e 5 dall'altro del nostro studio, mentre tutte le altre ne trascriverebbero 2. 
Insomma, essere G è anche questo.

Venerdì ho un esonero. Ma anche il compleanno di Gigante. L'anno scorso gli ho regalato "A volte ritorno" di John Niven. Quest'anno non ho la più pallida idea di cosa fargli. E' assurdo, se uno pensa che ci conosciamo da 13 anni e ci conosciamo benissimo. Forse quando conosci così bene qualcuno è ancora più difficile fare un regalo azzeccato!

Per il momento vi auguro una buona serata, carissimi!
Vostra
G

mercoledì 25 novembre 2015

Parte dell'amore intorno

 Buongiorno cari lettori! :-)

Sono in trasferta per l'Università e oggi apro l'ufficio e pensavo a due cose: la prima, è che sto fusa. Fuori come un balcone. Kaputt. I put an antic disposition on. Ma c'è method nella mia follia. Tipo ieri che ho messo gli occhiali di mio padre nel freezer perché gli bruciavano gli occhi.

La seconda è che mi sento fortunata. C'è tanto amore intorno a me. Da voi, che siete una seconda famiglia, ormai, dai miei, nonostante i guai, da Tegolino, ri-nonostante i guai, dai miei amici, dagli sconosciuti, da persone incontrate per caso.
Dalla mia amica Sole, che mi porta i cioccolatini fondenti per la mia allergia.
Dalla mia amica Diddi che viene a trovarmi per salutare mia mamma che non sta bene...

E oggi che c'è il sole, anche dal mondo.
C'è così tanto amore intorno a me che mi chiedo se riuscirò mai a meritarmelo abbastanza!
Quindi, grazie di essere parte di questo amore! :-) siete unici!

Vi lascio perché alla prossima fermata scendo e sicuramente tra sciarpa e piumino e borsa farò un bel botto e non è il caso iniziare la giornata così!

Vi adoro.
G

sabato 21 novembre 2015

Solo G

Alla fine non è successo nulla di quanto temuto. La metro è andata liscia, i treni pure, gli autobus anche, e la vostra G è sana e salva qui per voi.

La vita da assistente è più complicata di quanto pensassi. Certo, ha i suoi lati estremamente comici. Ogni tanto gli studenti si impanicano, e non sanno bene come parlarmi. Mischiano il lei, il tu e il voi, nella stessa frase, diventando tutti rossi e balbettando come una pentola in ebollizione. Mi fanno un sacco ridere, ma cerco di non approfittarmi di quei momenti e di metterli a loro agio con il famoso "dammi pure del tu!", che da una vita sognavo di dire a qualcuno.
Ci sono quelli sempre felici di incontrarmi, altri che strabuzzano un po' gli occhi quando mi vedono seduta sul prato con il mio gruppetto, il titanico chiacchierone per cui sono Amore, la cazzuta, la compassionevole, l'allegra e la romana de roma, a ridere, o in un aula a mangiare rum e cioccolato con loro. Altri tornano sui loro passi quando mi riconoscono e mi salutano, probabilmente più per paura che metta loro 18 solo perché non sono stati abbastanza gentili. Altri, i belli e ombrosi ragazzi attorniati da un nutrito gruppetto femminile ovunque vadano, mi salutano quasi in slow motion con un sorriso accattivante, chissà, magari prima o poi ci casco, penseranno. Poi, come per tutti gli assistenti, ci sono quelli che non ti si filano manco a pagare oro, che non ti salutano, non ti parlano e ti trattano con lo stesso rispetto che mostrerebbero ad uno scarafaggio che razzola in cucina. Insomma, non mi aspetto chissà che comportamento, ma sull'educazione non transigo. E mi sento tanto mia nonna quando li guardo e penso "io alla loro età non ero così scortese".
Ci sono cose, del fare l'assistente, che non avrei mai pensato di dover fare, tipo correggere compiti o trafficare con i dati personali della mia prof come se fossero i miei.
E poi ci sono le chiacchierate con lei, nel suo studio all'ora di pranzo, a parlare dei nostri cani, delle nostre famiglie, dei nostri papà, di Tegolino, del dottorato, di Shakespeare, a citare a memoria un brano di Keats o del Macbeth per argomentare le nostre idee, o a ragionare a stralci sulla mia tesi, lei sempre più entusiasta delle idee che mi stanno spuntando in testa come funghetti, io sempre più preoccupata di quando avrò il tempo di iniziare a scrivere.
E mi sento in colpa anche ora che ho interrotto i miei riassunti su Roberto il Guiscardo per farvi un saluto. Ahi ahi ahi.

Qualcuno mi ha chiesto per cosa stia la mia G. Ho risposto che non ho mai svelato il mistero perché ho fatto una scommessa. Ho pensato a lungo se spiegarvi o meno il perché di una sola lettera per definirmi, e sono giunta alla conclusione che posso provarci. 
G, come molti di voi avranno intuito, è l'iniziale del mio nome. Quando ho ricominciato a scrivere sul blog, ho scommesso che non avrei mai svelato il mio nome, la mia città e via dicendo, e questo, nella mia testa, aveva uno scopo ben preciso: se vi dicessi come mi chiamo, non mi pensereste più come G, ma come Giulia, Giovanna, Giordana e via dicendo. E poi, parlandovi di me come G, senza foto, senza nome, senza riferimenti veri e propri, mi sembrava di mettervi davanti ad un quadro, senza cornice, per poter arrivare più facilmente all'essenza di me. Niente filtri, niente punti fissi.
Ho sempre visto la scrittura così. Almeno per me, scrivere è sempre stato un modo per arrivare all'essenza delle cose.
Come avrete notato, la cosa si è ridimensionata da sé. Molti di voi avranno capito dove studio, e di che regione sono, avete visto qualche mia foto, avrete un'idea di come sono fatta (e sarei curiosa di sapere come mi immaginate!) e di come mi vesto. 
Ma la cosa che mi piace di più dell'essere solo G è che tutti mi leggete dentro, è l'onestà con cui vi parlo e voi parlate a me, che difficilmente riesco a ritrovare in chi prima mi guarda e, poi, mi ascolta.

Un giorno, forse, vi dirò cosa viene dopo G, e chissà se tirando ad indovinare qualcuno non ci arrivi comunque, ma per il momento sono felice così, di essere solo G. La vostra G.

lunedì 16 novembre 2015

Occhi aperti.

Stamattina ho ricevuto belle notizie da Parigi, le ragazze che il mio ufficio ha mandato lì in Erasmus sono sane e salve. Una di loro ha scritto che la situazione è meno tesa di quella che si vede in tv e che tutti i parigini stamattina hanno ricominciato la loro vita rimboccandosi le mani e asciugandosi le lacrime. Che omaggio migliore, penso, per chi non ha potuto avere questa opportunità?
La morte è dolorosa, ci stringe il cuore con artigli di ferro e a volte ci congela lì dove siamo, quasi non potessimo andare né avanti né indietro. Eppure, per quanto tragica e ingiusta, dietro la morte c'è la vita. E' imprescindibile.
Ci pensavo oggi mentre parlavo con la mia capoufficio. Non so perché, eravamo entrambe in vena di confidenze e abbiamo parlato molto di mia mamma e della situazione della mia famiglia. Le ho raccontato della depressione, di quello che penso mi abbia lasciato e di come i problemi economici abbiano influito sul tutto, e lei mi ha detto che sono stata fortunata nella sfortuna, a non lasciarmi andare, insomma, a diventare una figlia terribile. E mentre lo spiegavo a lei, è diventato chiarissimo anche a me, il perché di tanti miei bisogni e tanti atteggiamenti. Nel caos della mia vita, ho bisogno di ordine, ed è per questo, forse, che mi sono sempre data anima e corpo allo studio e al lavoro. Almeno quello che posso controllare deve andare secondo i miei piani. Ma di questo ve ne sarete ampiamente accorti.
Ecco, penso che dopo eventi come quello di Parigi, il desiderio di continuare con la propria vita, più forte e prepotente di prima, non deve essere mal visto, anzi. E' una reazione fisiologica, quasi, un po' come la mia mania di dare una direzione rigorosa alla mia vita, per mettere ordine nel caos che mi circonda, per sentirmi meno alla deriva. Moltiplicato mille volte in intensità, credo sia quello che tutti i parigini hanno provato oggi.
Tutta questa riflessione nasce dal fatto che domani andrò nella Grande Città per le lezioni, come al solito, ma che farò un giro più lungo e tortuoso, fatto di treni e metro, per poter vedere un mio carissimo amico in trasferta da Torino. Non ci vediamo da due anni, e ci saremo visti in totale 5 volte in 5 anni (ognuna per non più di un'ora), e non vedo l'ora di vederlo e stare un po' con lui, con un po' più di calma. Siamo lontani da anni, ma paradossalmente sappiamo più l'uno dell'altra di quanto forse Gnappetta sa di me o io di lei. Soprattutto in questo periodo in cui è praticamente scomparsa.
Anzi, in questo periodo in cui mi si recrimina di essere scomparsa. Io? Ovviamente tutto dipende dal fatto che sono il classico tipo che non fa mai mancare un buongiorno, un pensiero dolce, una faccina sorridente, una foto o una telefonata, anche se nel frattempo sta lottando per la salvezza del mondo. Probabilmente è troppo. Anzi, sicuramente, perché poi nel momento in cui sei tu ad aver bisogno e smetti di dare cenni di vita, troppo presa a combattere con la tua vita, diventi l'assenteista, quella che è strana, o scomparsa, o fredda, o che so io. E non so se in questi giorni ho più voglia di ridere o di prenderli tutti a ceffoni.
Insomma, tutto per dire che domani dovrò prendere questo numero imprecisato di mezzi pubblici, e mamma Dafne è terrorizzata dall'allerta e dagli allarmismi che riguardano i trasporti. Mi ha consigliato di rimandare, di non prendere quei mezzi, di fare un'altra volta, e babbo Telesforo si è prontamente rifiutato di darle ragione.
Come darle torto? Anche io penso al fatto che potrebbe succedere ad ognuno di noi, da un momento all'altro, senza nessuna possibilità di evitarlo. Ma perché questo dovrebbe arginare il fiume della vita?
Che vita sarebbe, una non-vita per paura della morte?
Potrebbe cadermi una tegola in testa, o potrei fare un incidente mentre in trasferta per l'università, o che so, e a quel punto a chi dare la colpa?
Non possiamo farci congelare dalla paura, per quanto grande essa sia.
Si deve andare avanti, sorridere di nuovo, rischiare, perdere gli autobus, studiare per un esame, arrivare tardi a lavoro, fare colazione al bar e macchiarsi di caffé, fare l'amore, tanto, spesso, alzare la voce, ricordare, ridere, giocare con i propri figli, andare ad un concerto, a cena fuori con un amico, allo stadio a vedere una partita di calcio, prendere mille mezzi per incontrare un caro amico.
La vita, vera, è questa.
Oggi mi hanno detto che bisogna tenere sempre gli occhi aperti. E io ho risposto che i miei occhi sono sempre aperti, perché tutta questa vita non me la voglio perdere, anche se ho paura.

domenica 15 novembre 2015

Un pensiero per Parigi


Sono rimasta senza parole per gli avvenimenti di Parigi. Ma anche per quello che è successo a Beirut, in Siria, in Iran e in tutte le parti del mondo dove questa subdola e pseudo-advertised  violenza si sta consumando.

Non è giusto che siano le persone comuni, che svestiti di tutto, di credo, cultura, usi e costumi, sono esseri umani, a farne le spese. Esseri umani come coloro che decidono di mettere fine alla loro vita per un ideale superiore. Superiore, poi, se li rivolge contro ciò che più di universale e in comune hanno con le loro vittime?
Non so bene a chi mi rivolgo, ma prego per loro.


O war! thou son of hell,
Whom angry heavens do make their minister,
Throw in the frozen bosoms of our part
Hot coals of vengeance! Let no soldier fly.
He that is truly dedicate to war
Hath no self-love, nor he that loves himself,
Hath not essentially but by circumstance
The name of valour.
Herny V
V,ii,26-33

martedì 3 novembre 2015

Pillole e feng-shui

Ho letto che negli States alcune persone pagano fino a 100.000 dollari per clonare il proprio cane.
Egoisticamente, so che darei l'elisir di lunga vita a Pagnotta se potessi. Viviamo insieme da 14 anni, è la luce dei miei occhi e ciò che amo di più al mondo. Il giorno in cui dovremo separarci so già che mi distruggerà. So che non mi riprenderò mai davvero e lo temo con tutto il cuore. Ma non potrei mai fare una cosa del genere. Non solo perché si tratta di vera e propria speculazione sui sentimenti altrui, ma perché non possiamo non accettare la morte. Nella morte siamo vita. Morte è vita, è parte di essa.
Ingannare la morte sarebbe come sospendere la vita. E sinceramente mi fa molta più paura questo, che morire.

L'ultimo anno di università si sta rivelando la sublimazione di tutti i precedenti. Non solo perché ho raggiunto tanti bei traguardi dal punto di vista puramente "professionale", come essere un'assistente o lavorare in un ufficio internazionale all'interno della facoltà, ma anche perché ormai mi sento parte di una grande famiglia. I professori mi riconoscono, dopo cinque anni, e si fermano a scambiare quattro chiacchiere, il personale non docente è sempre felice di vedermi e di farmi qualche favore, la mia capa è come una di famiglia, ormai, con i miei compagni, dato che siamo così pochi nei vari corsi, si è creata una bella sintonia. Ultimanente stiamo lavorando sull'EMI (English as a Medium of Instruction) e giriamo la grande città per convegni che durano giornate intere, facciamo progetti, presentazioni e questionari, e ci diamo una mano a vicenda per alleggerirci tutto il lavoro. Il nostro professore, british dentro e fuori, è abbastanza fiero del modo in cui cooperiamo e a ragione, direi, visto che ci stiamo sdoppiando per fare decentemente anche il lavoro del suo altro modulo, tutto di traduzione. Insomma, un periodo di grande creatività. E a dicembre dovrò correggere gli esoneri del corso di Letteratura, il che mi manda, francamente, in brodo di giuggiole. 

Ogni tanto mi prende la nostalgia di cose e persone che non ho mai fatto o conosciuto. In tedesco si chiama Sehnsucht. In inglese rendono questa sensazione di nostalgia con il suffisso 'sick' alla fine della parola. Homesick. Lovesick. Ecco, oggi mi sento futuresick. Di un futuro che non so bene come voglio che sia, con persone che non so più se voglio con me. Forse è il momento adatto per fare feng-shui e riorganizzare un po' alcuni reparti della mia vita che si stanno riempendo di caos e di polvere. E siccome quando sono in crisi pulisco, comincio a pensare che il feng-shui sia la soluzione migliore, per smussare un po' questi angoli che mi pungolano i fianchi.

giovedì 29 ottobre 2015

Devi essere Amore.

Foto privata di G.
Nel mio corso di lingua inglese, quest'anno, si è andata rafforzando quella goliardica e allegra amicizia tra me ed alcune delle mie compagne di corso, già iniziata l'anno scorso, ma ovviamente molto in sordina. 
Al nostro quintetto, già di per sé variegato, e composto dalla cazzuta giunonica, dall'allegra del sud, dalla creativa romana de roma, dalla gentile e amorevole, e da me, "il genio dolce", si è aggiunto quest'anno un ragazzo, tanto enorme e nerboruto quanto Gigante, innamorato delle donne e che preferisce l'una e l'altra di noi a seconda dei casi.
Io, ovviamente, sono l'unica costante. Tra le sue scherzose proclamazioni pubbliche di affetto incondizionato, in quanto l'unica, a suo dire, a saperlo consolare e dargli tutto l'affetto che le altre, in particolare la cazzuta, gli negano, e giuramenti che no, mai mi dimenticherà e che quando mi laureerò lascerò nel suo cuore un buco incolmabile a tal punto da costringerlo a doversi fare un tatuaggio con il mio nome, oggi ha detto una cosa che, nonostante i suoi scherzi, mi ha colpito e mi ha fatto sorridere.
Mi ha preso in giro perché mi nascondevo dietro la mia sciarpa, mentre la nostra professoressa si complimentava con me e gli raccomandava di starmi ben appiccicato così da laurearsi in fretta. E io ho detto che i complimenti mi fanno arrossire. Al che, una volta usciti fuori dall'aula, lui guarda la cazzuta e fa: -Vedi perché G. è la mia preferita? Perché tu devi decidere di essere dolce e affettuosa. Lei no! Lei è Amore. Entra in una stanza e tutto è luminoso. Lei non deve impegnarsi, è Amore!-
E mentre tutti e cinque ci lasciavamo andare a confessioni abbastanza personali sulle proprie famiglie e varie ed eventuali, ho pensato a quanto ci sia di bello in questa vita se, nonostante tutti i miei guai, nonostante a volte mi senta un'isola, malgrado ci sono giorni in cui mi chiedo il perché di tanti problemi o devo asciugare le lacrime dei miei, io riesca sempre a dare amore agli altri, anche senza volerlo, e con un solo sorriso.
Far sorridere gli altri è qualcosa che, in alcuni giorni, mi fa sentire davvero che il peso di questa vita a volte non è così pesante. 
Devo essere Amore. Voglio essere Amore.

domenica 25 ottobre 2015

Contorni definiti

Non so bene come ricominciare a scrivere qui. La pausa è stata lunghissima, lo so, e per la prima volta voluta. Mi sembrava di aver bisogno di un po' di tempo per assorbire tutti i cambiamenti e le cose che mi sono successe nell'ultimo mese. Forse è la mia mania di dover sempre definire tutto, di tracciare contorni chiari e ben marcati per poter dare un nome alle cose che vedo e non farmi travolgere dal fiume in piena. Non volevo scrivervi qualcosa e poi doverla smentire, rivalutare, correggere qualche post dopo. Volevo che la prima parola su certi argomenti fosse l'ultima. Probabilmente è utopia, ma rispetto a come stavo qualche settimana fa, sono già un passo avanti.
La vacanza a Londra è stata fantastica. La prima dove non ci ho messo la testa, ma il cuore. O almeno dove mi è capitato che cuore e testa si sovrapponessero, e quindi di fare ciò che dovevo e ciò che volevo ad ogni costo allo stesso tempo. Vi risparmio i dettagli sui luoghi che sicuramente avrete visitato ben prima di me e mi concetro su qualche dettaglio, come, che so, i rintocchi del Big Ben al tramonto, sul Tamigi, che mi hanno trasmesso una sensazione strana, un calore familiare, l'impressione di essere a casa; il B&B in cui siamo capitati dopo una prenotazione misteriosamente scomparsa, vecchio di 150 anni, con annessi i fantasmi che scendevano le scale scricchiolanti, i muri borgogna e cornici d'oro appese ovunque (insomma, a me sembrava proprio una casa di appuntamenti); il Richard II visto al Globe, da dove sono uscita, tre ore in piedi dopo e ghiacciata fino alle ossa, con un sorriso fino alle orecchie; oppure il Macbeth visto in un teatro sopra un gastropub dove ho mangiato, a tempo di record, il pollo più squisito che abbia mai mangiato, e dove ho subito il primissimo tentativo di abbordaggio da un tizio inglese, che nella pausa mi ha chiesto cosa pensassi dello spettacolo; oppure, ancora, la pioggia a Notting Hill, mentre cantavo la colonna sonora del film sotto l'ombrello; o il Macbeth con la Cotillard e Fassbender visto al cinema, e la santa pazienza di Tegolino che non dice mai no, nonostante si stesse addormentando in piedi; o il cuore a mille alla vista del Folio di Shakespeare nella British Library; o il sushi a King's Cross, gli scoiattoli amici, la foto con Herny VIII da Madame Tussaud's e il the e i polpacci doloranti, e l'acqua calda che mancava nell'hotel, e la paura del fantasma, e restare quasi subito senza soldi e spendere 10 pound al giorno per mangiare.
Tornare è stata un'impresa. E ci/mi aspettavano mille cose.
Un colloquio di lavoro, di un lavoro che mi serviva e che, dopo il primo turno da 8 ore in cassa abbastanza traumatico, aveva iniziato a piacermi, finché il professore dell'unico corso che mi è rimasto mi ha detto, molto democraticamente, che se non avessi frequentato non potevo sostenere l'esame. E quindi ho rinunciato, riservandomi di aiutare occasionalmente finché non sarò più libera e disponibile. La crisi, ovviamente, è arrivata subito e prepotente. Come si fa non sentirsi una figlia degenere se si rifiuta un lavoro che salverebbe un po' le cose in casa? Mi chiedo tutti i giorni, da quando ho detto no, se ho fatto la scelta giusta o se avrei potuto sforzarmi di più, essere meno egoista o fare andare le cose diversamente per il bene di tutti. Non so.
Continuare a fare da assistente, e a conoscere la mia relatrice che, giorno per giorno, impara a conoscere me e si riferisce a me come "Cordelia", "so young and true". Grazie a lei sto imparando sempre più come amare quello che amo, e a prendermene più cura.
Tegolino che a Febbraio partirà per la Germania, e starà 4 mesi lì per lavoro, sperando che ci resti e lo prendano definitivamente. E io che vorrei essere a casa ogni sera, quando tornerà, per farmi raccontare tutto, com'era a Malta, ma che dall'altra parte lo metterei sull'aereo anche domani, se ciò volesse dire fargli fare un'esperienza da solo, a tu per tu con se stesso e tutto ciò che comporta. So che al suo posto io vorrei essere lasciata sola a fare quello che devo e voglio fare, quindi, Tegolino, tanto so che leggi, metti quelle chiappe sull'aereo e sbrigati a partire!
E sentirsi sempre come in mare aperto, con la testa all'insù per poter respirare, ma accecati dal sole, nuotare verso mari ancora più profondi, un nodo attorno al cuore che in certi momenti si stringe così forte che quasi lo sento spezzarsi e in altri si allenta e mi lascia col dubbio che io un cuore ce lo abbia davvero.

Nonostante la calca nella testa, vi ho pensato, mi siete mancati tutti e spero che sappiate che sono felice di essere tornata a parlare con voi.
Vi lascio qualche foto della vacanza e spero di leggervi presto.
Un abbraccio
G
St. James Park - Duck Island


Staring at the Globe in awe


Il pollo migliore del mondo

Atmosphere - National History Museum

Richard II al Globe

Globe

Wasabi at King's Cross

Notting Hill

The in Notting Hill




domenica 4 ottobre 2015

Non vi preoccupate...

G si è fatta dei nuovi amici ed è in buone mani!
A presto, amici! Un abbraccio dalla sunny London!

domenica 27 settembre 2015

La relatività del dolore

Mi ricordo quando mia mamma è entrata in depressione. Io avevo circa 15 anni. Mi ricordo che in un primo momento non sapevo bene cosa stesse succedendo. Quando inizi il liceo e cominciano le prime uscite, i primi baci, i primi impegni e i primi grandi dubbi da piccola donna, hai un bisogno immenso della tua mamma. E' forte, primordiale quasi, forse più grande di quello che senti quando sei un neonato e ti attacchi al seno per succhiarne la vita. Più di quando tua madre è come una chiesa, una terra santa e incontaminabile, che nulla, mai al mondo, potrebbe farti dubitare di lei.
Perché ti prendono quei dubbi che ti segneranno per il resto della vita, le cui risposte ti renderanno donna, responsabile del tuo corpo e della tua mente. E poi questi si accompagnano a quei bisogni che nascono da un'invidia agrodolce nei confronti delle tue amiche, delle ragazzine della tua età. Mi ricordo che pensavo anche io voglio uscire a fare spese con mia mamma, anche io voglio che mi faccia provare tante magliette e mi consigli sul colore, anche io voglio raccontarle del mio ragazzo, anche io voglio che quando torno da scuola mi chieda come è andata la giornata, o si sieda accanto a me e mi chieda cosa sto studiando, anche io voglio che lei ci sia quando gioco la finale di pallavolo o c'è una lettura pubblica del mio autore preferito in libreria. Anche io volevo che mi abbracciasse, ogni tanto, o che venisse a darmi un bacio senza che glielo chiedessi. Mi ricordo che ho pensato fortissimo voglio che tu ci sia quando mi premieranno, quando salirò sul palco di fianco a Montanari e Pennacchi, e presenteranno il libro con i racconti vincitori. E poi ancora più forte vorrei che ci fossi, oggi, quando dovrò sostenere l'orale della maturità, seduta vicino a papà. Oppure vorrei che quest'anno festeggiassimo il Natale con tutta la famiglia, non solo noi tre soli.
E mi ricordo che in quel periodo ho pensato tanto, urlato tanto, sono qui, mamma, perché non mi vedi?, e lei guardava altrove. O, meglio, fissava sempre dentro di sé, ma non trovava niente.
E ora questa cosa è tra di noi, sepolta, ma non dimenticata del tutto, e ci giriamo intorno per non ricadere nella buca. Io cerco di dirle mamma, non ce l'ho con te, ma il buco resterà sempre, e ho sempre tanta paura che tu ci ricada dentro. E lei cerca di dirmi lo so che sono stata in un angolo buio per tanto tempo, lo so che ti ho dimenticata, ma non ti voglio più rendere un'ombra sulla parete, ci sto provando.
Ieri parlavamo del fatto che la mia relatrice è molto contenta di me e del lavoro che sto facendo. Mamma era orgogliosa. Ad un certo punto ha detto, quasi balbettando, che io mi sono fatta da me. Da quando mi hanno insegnato a tenere lo spazzolino da denti, o a trascinare la sediolina di plastica rossa sotto il lavandino per arrivare a lavarmi le mani. O a tenere la forchetta e infilzare le penne. Io mi sono sempre fatta da me. 
E penso che c'è tanta amarezza in questa frase, ma che è anche la prova che sì, posso farcela da sola. Che tutto il tuo dolore, in fondo, è servito a qualcosa. Esiste una relatività del dolore, vedi?
Mamma, non ti preoccupare, ti amo e posso anche camminare da sola, quando tu non puoi venire con me. Anzi, so che posso farlo per tutte e due.
E di questo, te lo giuro, non ti accuserò mai.
Io sorrido, sempre.

Sorridete sempre anche voi.


mercoledì 23 settembre 2015

Red Equinox

Un post lampo per salutarvi.
Per dirvi che mercoledì ho un esame, il più temuto probabilmente, e che se tutto va bene giovedì me ne torno in UK per una settimana, ma da turista questa volta (e da tesista, se riesco a infilarci qualche capatina in biblioteca).

Vi lascio anche le chiavi di ricerca dell'ultimo mese. Una casca a cecio, dopo un rocambolesco e goliardico tentativo di abbordaggio da parte di un runner, questa mattina:
-Ehi, che bel cagnolino. E' tuo? Che razza è?-
(Premesso che Pagnotta è di una razza inconfondibile e alquanto nota).
-Un pagnotta nano.-
-Oh, meraviglioso. Come la padrona, del resto. Senti, che dici se domani mattina andiamo a prenderci un caffé dopo il mio solito giro?-
-No, grazie, sai, ho un ragazzo..
-Ma come sei inflessibile. Neanche dovessi sposartelo. E' grosso?-
-Abbastanza. E ho pure un migliore amico ancora più grosso.- 
-Allora forse invito qualcun'altra.-
-Mi sa che è il caso.-

Insomma, le chiavi di ricerca:
-Shakespeare
-come nascondersi in palestra
-reggiseno per esame universitario
-provarci con l'assistente

Non pensavo che il mio blog avrebbe preso una svolta così a luci rosse!
Buona giornata a tutti voi e un abbraccio collettivo.

Vostra
G

venerdì 18 settembre 2015

Proustiamoci gli affari di G

Ho visto sul blog di Patalice questo bel post, il Questionario di Proust, e l'ho trovato molto carino! Inoltre, sulla spinta diaristica ormai cavalcante del mio blog, ho pensato di fare un po' di sana autobiografia. Dunque, ecco qui un po' di affaracci miei. 
Il tratto principale del mio carattere: 
Sono determinata. Costante e instancabile come la goccia cinese, altre volte come, per citare Mariella, un cartepillar. Non mollo mai, se penso che ne valga la pena, e cerco ogni giorno di pormi degli obiettivi. Il che probabilmente, citando questa volta Gigante, è anche un difetto, perché tende a rendermi una maniaca del controllo.

Qualità che desidero in un uomo:
Mi piacciono gli uomini che sanno qual è il loro posto nel mondo, che mi sanno tener testa e che sappiano prendere le briglie della situazione. E se sono divertenti e, amano leggere, il quadretto è perfetto!
  
Qualità che preferisco in una donna:
Il sapersi mettere in discussione. Noi donne spesso pensiamo di avere l'esclusiva su tutto, sul dolore, la gioia e così dicendo. Mi piacciono le donne che sanno essere empatiche e sanno mettersi nei panni delle altre. E mi piacciono le donne che non si buttano giù, perché ho poca pazienza con chi si dispera per frivolezze e fa una tempesta in un bicchier d'acqua, soprattutto se ha tutto il potenziale per vivere bene e serenamente.


Quel che apprezzo di più nei miei amici:
Di Gigante amo l'onestà e la semplicità; non ha peli sulla lingua e non perde occasione di dirmi che ho fatto una corbelleria. Inoltre mi fa ridere come pochi. Ed è un cinefilo come me, quindi adoro anche questo nostro interesse in comune.
Di Gnappetta mi piace la dolcezza e l'empatia, sa dare ottimi consigli e analizzare con calma e saggezza ogni situazione. Anche lei legge moltissimo, e amo che sappia consigliarmi romanzi nuovi (è stata lei, grande appassionata, ad introdurmi agli autori russi).
In generale, so di essere un po' rompina; ho spesso bisogno di una parola dolce e di sentire che loro ci sono, ma cerco di non farglielo pesare, e generalmente mi aspetto molto dai miei amici.


La mia principale qualità:
La costanza e l'acume, di cui vado molto fiera.


Il mio principale difetto:
Il perfezionismo, l'essere miss-so-tutto-io e la timidezza.


La mia occupazione preferita:
Leggere, sempre e ovunque, e passare del tempo con Pagnotta, il mio cane.

Il mio sogno di felicità:
Vivere di ricerca e di studi. So che potrei passare la vita a studiare letteratura e sarei felice. E vorrei che i miei genitori trovassero un po’ di serenità, quindi mi piacerebbe diventare un megasuperprofessore in qualche università, che so, tipo Hogwarts e comprargli una casa al mare dove poter vivere di rendita. Troppo materialistico?
Mai senza:
Pagnotta ed i miei genitori. E sicuramente mai senza un buon libro.

Magari senza:
La disoccupazione di mio padre, i debiti, le preoccupazioni.

Se fossi un animale: 
Un cavallo. Anche se domabile, resta libero nell'essenza.

Pittori preferiti:
Klimt, sensuale e opulento, Kandinskij, inafferrabile e visionario, e Vermeer, tutto luci e ombre.
Il paese dove vorrei vivere:
Inghilterra, manco a dirlo. Un paesino nelle campagne dello Yorkshire o una cittadina scozzese.

Il colore che preferisco:
Tutte le tonalità di verde e blu.

Il fiore che amo:
La margherita. Mi piace che sia semplice ed essenziale.

I miei autori preferiti in prosa:
Shakespeare (conta, anche se è teatro?), Ian McEwan, che è sublime, Marlowe (riconta?), Harper Lee, Christa Wolf, DonDeLillo, Jonathan Franzen, Emily Bronte, Kazuo Ishiguro, Darko Suvrin, Gary Taylor.

I miei poeti preferiti:
Shakespeare, Robert Frost, John Donne, Frank O'Hara, Philip Larkin, Umberto Saba, T.S. Eliot.

I miei eroi nella finzione:
Gli XMen e soprattutto Magneto. Ho sempre trovato affascinante la parabola della sua vita, da vittima dell'odio raziale a carnefice.

I miei musicisti preferiti:
Damien Rice, Matthew Perryman Jones, Peter Bradley Adams, Eric Clapton, Sting.

I miei eroi nella vita reale:
 Margherita Hack, una mente ed un cuore geniali. Rosa Parks. Giordano Bruno. Elisabetta I.
La mia relatrice, un esempio di donna e di docente. I miei genitori.

Quel che detesto più di tutto:
Le persone che non sanno apprezzare quanto sono fortunate. Gli ipocriti e chi ragiona per luoghi comuni.

I personaggi storici che disprezzo di più:
Probabilmente i medici, come Rascher, che hanno condotto gli esperimenti nei campi di concentramento.

Il dono di natura che vorrei avere:
Vorrei saper suonare il violoncello. Adoro la musica e grazie a Tegolino ho sviluppato un certo orecchio, ma sono negata per qualsiasi strumento!

Stato attuale del mio animo:
Locomotiva a vapore!
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza:
Credo le bugie a fin di bene e troncare le relazioni all'improvviso. Un sacco di mie amiche ne hanno sofferto e si sono sfogate, però in passato l'ho fatto anche io, e posso capirne i motivi.

Il mio motto:
La strada più facile raramente è quella migliore.

giovedì 17 settembre 2015

Full Metal G

Dalla foto potete ben capire che ieri è stato il mio primo giorno di palestra. Parliamone.
Tralasciando l'ambiente molto carino, organizzato e colorato, l'impressione è stata generalmente positiva. Fermo restando che non ho mai visto né tanti muscoli e sudore rinchiusi nella stessa stanza, né tante facce esauste come la mia (e nemmeno tanti fondoschiena messi insieme, nello spogliatoio).

Partiamo dal principio: ci sono andata con Girasole, la nuova fidanzata di Gigante, e mi sono molto divertita, con lei che è un po' come me, timida ma solare, e un'ottima persona con cui trascorrere tempo a parlare di schiocchezze e di cose serie.  Lei è già iscritta da anni, per cui mi ha accompagnato a fare il giro turistico e a provare la sala pesi, dove ero nelle mani del pompatissimo personal trainer. Terminator, tanto gentile quanto arcigno e nerboruto, mi ha detto con un certo tatto di dovermi concentrare sulla cardio per i primi tempi, così da abituare il corpo al futuro lavoro di tonificazione che ha in mente per me. Per cui eccola là, mi spedisce, sempre molto gentilmente, su alcune macchine infernali che mi fanno sudare quanto un ghiacciaio in pieno Agosto. Vedete l'asciugamano rosso ciliegia arrotolato in borsa? Bene, dopo 10 minuti ero già così. Dopo la prima macchina, che credo si chiami ellittica, avevo le gambe che sembravano fatte di gelatina, ma il mio orgoglio era troppo per cedere al principio. Testa dritta e naso alzato, mi butto anche su una specie di bicicletta per le braccia, sentendomi abbastanza un'idiota, pedalando allegramente in faccia ad un muro. Poi, sempre mooolto gentilmente e incoraggiandomi, mi spedisce 30 minuti sul tapis roulant. Io, dentro di me, esulto. Bene, sono nel mio elemento, questo posso farlo con cognizione di causa. Mi piazzio lì su e lui mi dice di aumentare gradualmente la velocità e che sarebbe passato a ricontrollare.
Ok, è facile, mi dico. Aziono il tappeto e inizio ad aumentare la velocità e a tenere il passo. Nel mentre, esamino l'ambiente, soffermandomi sulle ragazze che fanno gli addominali accanto a me, truccate come una fusione tra Melanie Griffith e i Kiss, con gli orecchini di perle e la pettinatura perfetta, e un po' rido e un po' mi impensierisco di essere lì, tutta rossa, con un diavolo per capello, lentigginosa e completamente nature. Poi guardo alcuni degli istruttori, che sembrano i cugini di Hulk Hogan e hanno i capelli impomatatissimi (anche se pochi), saltare su e giù mentre fanno il circuito di Functional Training. Poi le vecchiette, che mi sorridono indulgenti, mentre sudano anche loro fino ad assomigliare a teneressime albiccoche disidratate. Poi gli uomini, alcuni veramente belli, scolpiti e statuari, altri bassi, pompati e con le facce da rospetto. E mentre li guardo, mi cade l'occhio su due che sono dall'altra parte della sala e mi guardano. Subito penso, ecco, sai le risate che si staranno facendo. Poi mi rendo conto mi lanciano occhiate furtive e annuiscono tra loro mentre parlano. E penso, forse starò facendo qualcosa di sbagliato. Forse vado troppo piano. Sempre più rossa, arrivo a 7.5 km/h e mi accorgo (oltre a registrare vagamente che non faccio tanta fatica), che mi guardano e sorridono e annuiscono ancora tra loro, parlando. E penso, ma che ho scritto Gioconda in fronte?! Sto quasi quasi per chiedergli se c'è qualcosa che non va, quando mi cade l'occhio allo specchio di fronte ai tapis roulant, e mi rendo conto che, pur coprendomi abbastanza, il mio reggiseno sportivo non sta facendo bene il suo lavoro, facendomi assomigliare a una bagnina di Baywatch. Loro si accorgono che me ne sono accorta e si rimettono, in silenzio e rossi più di me, a tirar su il bilanciere. Il primo istinto è scendere, ma poi penso eh no, tanto se scendi e fai qualcos'altro il tuo tanto ammirato fardello resta lì e allora scrollo le spalle e mi dico, beh, fate pure, io ho una missione. E resisto senza mai fermarmi fino all'ultimo secondo, gongolando quando Terminator mi dice che per una principiante 7.5 è un'ottima velocità e anche, perché no, per il non tanto sottile apprezzamento dei due bodybuilder.

A fine lezione, mi faccio una doccia e parlo con la responsabile, che mi inonda di parole, parole, parole, tra le quali registro il prezzo e pochi altri dettagli, annuendo professionalmente, come faccio quando ho a che fare con persone come lei, un po' fredde ed efficientissime. Mi prendo l'appunto mentale di chiedere a Tegolino cosa diavolo siano le mille macchine ed attrezzi che dovrebbero essere usati nei corsi per lavorare su altrettanti muscoli di cui ignoro la collocazione, e mi riprometto di tornare venerdì (cioè domani).

Non avevo mai concretamente realizzato che esperimento sociologico sia, la palestra, e nemmeno quanto può essere rilassante per persone come me. Sudavo e faticavo, ma ero completamente rilassata, senza pensieri, e credo fosse dovuto al fatto che per una volta i ruoli si sono invertiti; io, che di solito, al lavoro e nella vita, coordino, organizzo, consiglio, e so di quello che parlo e quello che faccio, ero in una posizione completamente vulnerabile, una tabula rasa, un cagnolino da circo da addestrare, e non è mi dispiaciuto, seguire le direttive e i consigli di qualcun altro, senza protestare e impegnandomi. E' una sensazione diversa e molto riposante.
E poi la fauna che si incontra nelle palestre è singolare: le già citate Barbie, i pompatissimi, i magrolini, quelli che si impegnano tantissimo, i fomentati, le rotondette come me, gli abituati, i saltuari. E' bello chiudersi in un piccolo microcosmo fatto di testosterone, sudore, fatica e muscoli, almeno per me che ho sempre allenato un solo muscolo, il cervello. Ecco, metterlo in pausa almeno per un po' quando sto lì, mi sembra una delle cose migliori che potrei fare!

A fine giornata, la perla di Tegolino. Lo chiamo e metto il vivavoce, per svuotare la sacca:
-E quindi, questo è tutto, Terminator ha detto che devo fare cardio e poi piano piano rassodare un pochino qui e là! Poi, glielo ho detto, voglio lavorare sui punti critici femminili, tipo glutei, fianchi...-
-Ma tu hai un fondoschiena... cioè, non puoi cambiarlo, a me piace così, da brasilera, da pacca! E' tanto, così va bene!-
-...Tegolino, lo sai che sei in vivavoce?-
-...ah.-

Prevedo molti resoconti delle mie imprese sportive in arrivo e per il momento mi glorio di aver resistito per tutti i 50 minuti e i 45 addominali, senza colpo ferire, e di essermi svegliata stamattina indolenzita, ma a testa alta. Il sergente Hartmann sarebbe fiero di me, lo so.