domenica 27 settembre 2015

La relatività del dolore

Mi ricordo quando mia mamma è entrata in depressione. Io avevo circa 15 anni. Mi ricordo che in un primo momento non sapevo bene cosa stesse succedendo. Quando inizi il liceo e cominciano le prime uscite, i primi baci, i primi impegni e i primi grandi dubbi da piccola donna, hai un bisogno immenso della tua mamma. E' forte, primordiale quasi, forse più grande di quello che senti quando sei un neonato e ti attacchi al seno per succhiarne la vita. Più di quando tua madre è come una chiesa, una terra santa e incontaminabile, che nulla, mai al mondo, potrebbe farti dubitare di lei.
Perché ti prendono quei dubbi che ti segneranno per il resto della vita, le cui risposte ti renderanno donna, responsabile del tuo corpo e della tua mente. E poi questi si accompagnano a quei bisogni che nascono da un'invidia agrodolce nei confronti delle tue amiche, delle ragazzine della tua età. Mi ricordo che pensavo anche io voglio uscire a fare spese con mia mamma, anche io voglio che mi faccia provare tante magliette e mi consigli sul colore, anche io voglio raccontarle del mio ragazzo, anche io voglio che quando torno da scuola mi chieda come è andata la giornata, o si sieda accanto a me e mi chieda cosa sto studiando, anche io voglio che lei ci sia quando gioco la finale di pallavolo o c'è una lettura pubblica del mio autore preferito in libreria. Anche io volevo che mi abbracciasse, ogni tanto, o che venisse a darmi un bacio senza che glielo chiedessi. Mi ricordo che ho pensato fortissimo voglio che tu ci sia quando mi premieranno, quando salirò sul palco di fianco a Montanari e Pennacchi, e presenteranno il libro con i racconti vincitori. E poi ancora più forte vorrei che ci fossi, oggi, quando dovrò sostenere l'orale della maturità, seduta vicino a papà. Oppure vorrei che quest'anno festeggiassimo il Natale con tutta la famiglia, non solo noi tre soli.
E mi ricordo che in quel periodo ho pensato tanto, urlato tanto, sono qui, mamma, perché non mi vedi?, e lei guardava altrove. O, meglio, fissava sempre dentro di sé, ma non trovava niente.
E ora questa cosa è tra di noi, sepolta, ma non dimenticata del tutto, e ci giriamo intorno per non ricadere nella buca. Io cerco di dirle mamma, non ce l'ho con te, ma il buco resterà sempre, e ho sempre tanta paura che tu ci ricada dentro. E lei cerca di dirmi lo so che sono stata in un angolo buio per tanto tempo, lo so che ti ho dimenticata, ma non ti voglio più rendere un'ombra sulla parete, ci sto provando.
Ieri parlavamo del fatto che la mia relatrice è molto contenta di me e del lavoro che sto facendo. Mamma era orgogliosa. Ad un certo punto ha detto, quasi balbettando, che io mi sono fatta da me. Da quando mi hanno insegnato a tenere lo spazzolino da denti, o a trascinare la sediolina di plastica rossa sotto il lavandino per arrivare a lavarmi le mani. O a tenere la forchetta e infilzare le penne. Io mi sono sempre fatta da me. 
E penso che c'è tanta amarezza in questa frase, ma che è anche la prova che sì, posso farcela da sola. Che tutto il tuo dolore, in fondo, è servito a qualcosa. Esiste una relatività del dolore, vedi?
Mamma, non ti preoccupare, ti amo e posso anche camminare da sola, quando tu non puoi venire con me. Anzi, so che posso farlo per tutte e due.
E di questo, te lo giuro, non ti accuserò mai.
Io sorrido, sempre.

Sorridete sempre anche voi.


24 commenti:

Nella Crosiglia ha detto...

Bellissimo post G mia, quando sento parlare di mamme drizzo le orecchie e mi sembra di viverla io questa storia , non solo la tua ma anche quella di tante altre persone.
Io ho avuto una madre , questo si, che poi proprio madre non era , non era matrigna , ma molto molto peggio..non so se mi amava o mi odiava , forse mi amava troppo , ma quante sofferenze con lei e poi il distacco totalae , impossibile avere rapporti.
E la ricordo anziana , ma ancora vispa e caratteriale e la ricordo morta nella sua bara che era già chiusa, un fuscello, mentre nella mia mente la ricordavo come la meraviglia che era sempre stata, a differenza di sua figlia!
Ti stringo forte tesoro caro!

Indefinita ha detto...

Sei una brava figlia,sembri paziente e matura.... una cosa complicatissima da essere!! :)

Patricia Moll ha detto...

Ciao carissima, potrebbe essere una stupenda lettera alla mamma per dirle tutto quello che non riesci a dirle perchè non vuole o può sentire. O tu hai paura che non possa o non voglia
Certo che c'è tanto dolore in queste parole. Ma anche tanto amore.
Sei un amore di figlia! Questo è certo!
Fortunata la tua mamma ad avere vicio una donna come te!

MikiMoz ha detto...

Bellissimo questo post, sentito e umanissimo.
Di solito a post simili -personali, intimi- non so quasi mai cosa aggiungere.
Credo che ci sia comunque tutto il tempo per vivere il presente e il futuro, il passato è andato, ed è quello che ti ha resa ciò che sei.

Moz-

Francesco ha detto...

gran post, che ho letto due volte.

un abbraccio piccola G

G ha detto...

Grazie Indefinita, spero di esserlo, e sicuramente ogni tanto non mi riesce tanto bene. A volte è difficile estraniarsi dal passato, ma ci stiamo riuscendo :-)

G ha detto...

Mi chiedo se un giorno riuscirò mai a scriverle questa lettera, ho sempre paura che riapra vecchie ferite, ma penso che quando sarà il momento giusto lo capitò, w lo farò!
Grazie della tua dolcezza, davvero!

G ha detto...

Grazie Moz, credo tu abbia ragione. Spero un giorno che anche lei capisca fino in fondo che il passato è oramai passato, che non può toccarci più.

G ha detto...

Grazie, davvero, un abbraccio a te.

G ha detto...

Noi figlie abbiamo davvero tanta responsabilità, e questo l'ho capito solo con il tempo, e spero di aver corretto il tiro nel modo più giusto. Sei davvero una roccia e spero di avere sempre la tua forza.
Ti stringo forte anche io, mamma chioccia!

Bridget Jones L'eleganzaDelRiccioBlog ha detto...

Oh G. mi hai fatta commuovere ma sappi che anche nei momenti peggiori io penso che una mamma non dimentica mai i propri figli, anche quando sembra di essere altrove. L'importante è che tutto il peggio sia passato. Un abbraccio :*

Federica ha detto...

io non so cosa dire... ti abbraccio e basta ... e uno smile :)

Kanachan ha detto...

E' un post forte e intimista. Hai scelto di condividere con noi questo aspetto della tua vita. Dobbiamo solo ringraziarti.
Da parte nostra... tutto il nostro affetto in un abbraccio enorme!
K.

Phiiiibi. ha detto...

Io ti abbraccio! Forte!

Mariella ha detto...

Leggerti e' questo. Partecipare, condividere, sostenere. Oppure restare senza parole immaginando tutto quel dolore e tutta quella forza. E allora posso solo abbracciarti forte e dirti: sii fiera di te e della tua mamma che ha avuto la stessa grande forza per ritornare. E tu di averla aspettata. Bacio G.

G ha detto...

Grazie Bi, e spero di non averti intristito troppo :-) un abbraccio a te!

G ha detto...

Fede, un abbraccio tuo vale mille parole! :-)

G ha detto...

Pensavo da tanto a come raccontarlo, se raccontarlo e perché. Poi ho scelto di farlo ed esorcizzare questo demone, e sono felice di averlo fatto con voi, che mi avete commossa per il vostro affetto :-) grazie a te, Kana.

G ha detto...

E io te, dolcissima!!!

G ha detto...

Sono molto fiera di lei, è vero :-)
E felice di essere riuscita a condividere con voi, con te, questa valigia che mi portò sempre dietro :-)
Un abbraccio forte, Mari bella.

Alligatore ha detto...

Un bel post da leggere tutto d'un fiato, e non aggiungere altro...

S. ha detto...

ti capisco tanto tanto...sei forte e fragile, perchè quando si vive questo tipo di infelicità indotta, be' si diventa molto empatici.
Non fare come me piccola, resta dolce ed amorevole, anche quando la vita ti darà altri schiaffi.
ciao un abbraccio.

G ha detto...

Grazie di aver letto, Alli :-)

G ha detto...

Ci provo tutti i giorni e qualche volta sento che mi sto rompendo, altre che non mi romperebbe nulla, ma ci provo con tutte le forze :-)
È vero, è un' infelicità indotta e ti rende molto fragile, sempre un po' guardinga.
Grazie delle tue parole, S., un abbraccio forte a te!