mercoledì 18 febbraio 2015

Il fantasma del S.Valentino passato

Anche se un po' in ritardo, volevo ricollegarmi al tradizionale filone dei blogger riguardante San Valentino.
Parliamone.
La data di per sé non mi hai mai interessata granché, un po' perché sono la tipica persona che si profonde in dimostrazioni di affetto e in regali (specialmente fatti a mano) piuttosto spesso, un po' perché i miei San ValentinI passati sono sempre stati un po' picareschi (e anche un po' deprimenti, a dirla tutta).
Ecco una rassegna dei più esemplificativi.
1. Avevo circa 17 anni ed un migliore amico, Franz, dall'età di cinque. Vivevamo nello stesso condominio, io al secondo piano e lui al quinto, roba che Joey e Dawson non erano niente in confronto. Eravamo inseparabili; con noi, a completare il trio, c'era Nano (a dispetto del suo nome, era alto una quaresima). Io ovviamente ero la classica amica saggia e comprensiva, un po' mamma chioccia, e loro i ragazzacci scapestrati dalle mille storielle, che mi tenevo sotto l'ala protettrice. Fatto sta che in un memorabile capodanno alla Centrovetrine, Franz rivela a me e al mondo che si era appena preso una batosta per la tipa con cui Nano aveva avuto una storia di un bel po'. Fa tutto strano dirlo così, perché la cosa va ridimensionata ai canoni dei diciottenni, stile Beverly Hills, ma all'epoca fu un grande scandalo. Nano e Franz non hanno mai discusso, ma quel capodanno mi ricordo che il secondo rischiò seriamente le legnate non tanto nanesche del Nano. Io ovviamente facevo da paciere, più o meno la nutrice di Romeo e Giulietta, e fui costretta ad un periodo di "o-passi-il-tempo-con-me-o-con-lui", manco fosse un triangolo amoroso. Insomma, a San Valentino, Franz mi chiede con i suoi occhi da Beagle di accompagnarlo a scegliere un boquet per la tipa. Io acconsento. Lui lo compra, e con la stessa espressione da Gremlin buono mi chiede di accompagnarlo fino a casa sua. "E io che faccio?! Ti aspetto?!", gli dico, sarcastica; e lui, angelico e scodinzolante, mi fa "Sì, ti prego". Avevo diciassettanni e il cuore troppo tenero.
Ecco, passai quel San Valentino a bere un cappuccino nel bar sotto casa della tipa. Mi trovarono così le mie compagne di classe, che per caso si erano fermate al bar per un caffé: io, il cappuccino e l'autocommiserazione perché il ragazzo che mi piaceva non mi filava nemmeno in cartolina. Il fatto che non ci fossimo particolarmente simpatiche ma che ci ritrovammo tutte a chiacchierare al bar, confidandoci a vicenda sul genere maschile, la dice lunga.

2. Ero cotta e stracotta di lui, F.. L'avevo conosciuto poco prima dell'episodio sopracitato, una sera in pizzeria. Era bellissimo, biondo, occhi verdi, barba e capello lungo, da artista squattrinato-ma-affascinante-e-sessantottino-convinto. Il ben nutrito gruppo di ragazze che uscivano con me, Nano, Franz era tutto intorno a lui, pigolando per un briciolo della sua attenzione. Ma lui no, niente, aveva occhi solo per me, che quel giorno ero uscita controvoglia, con la coda di cavallo, un maglione extralarge e delle occhiaie spaventose. Compiaciuta che ignorasse le altre, ci parlai tutta la sera, e ci stupivamo a vicenda dei mille interessi dell'altro. Insomma, a fine serata, volevo già inviare le partecipazioni di nozze (e non era assolutamente da me). Probabilemente a diciassette anni chiunque ti parli di astronomia o di ecologia, invece che di calcio e di moto, ti sembra il principe azzurro. Per me lo era, comunque.
Diventammo inseparabili; uscivamo in gruppo e poi mi rapiva per portarmi a fare passeggiate da soli, nel silenzio del centro storico della mia città, e parlavamo, parlavamo, parlavamo. Tutti si aspettavano il grande scoop a breve.
Lo scoop non arrivò. Passò un anno e io e F. non facevamo progressi. Quel S. Valentino non mi aspettavo assolutamente nulla da lui, ma mi chiese di uscire. Io ero già tra i puttini a cantare gli inni, e lui non scoraggiò quel mio tipo di stato d'animo. Facemmo una delle nostre lunghe passeggiate e io ero lì lì per sbrodolarmi in una dichiarazione con tanto di violini e petali di rosa...al diavolo la cavalleria! 
Quando sto per aprire bocca, su una delle scalinate del centro storico, lui si gira, mi guarda e mi fa: "Ti voglio troppo bene per rovinare tutto. Non mi interessa avere una storia, mi piace stare con te". Per la sorpresa (gli ingranaggi del mio cervello schizzavano a mille per riprocessare le informazioni) non mi accorgo che c'è ancora uno scalino davanti a me, e ruzzolo giù. 
Dopo essermi scorticata come una prugna, scoppiai in lacrime, ciliegina sulla torta. Lui, fortunatamente lo scambiò per il dolore della caduta, mi riaccompagnò a casa, e io passai il resto del S.Valentino a fare l'analisi grammaticale, logica, morfemica e morfologica delle sue frasi.
Ora siamo amici, ma all'epoca mi parve una gran fregatura.

3. Lasciatami con tipoX (per un ripasso qui), incontro per la prima volta Andrew, un mio amico di penna del Montana, con cui mi ero scambiata mail dall'età di sedici anni. Dopo cinque anni finalmente ci saremmo visti. Lo incontrai con una mia amica nella città eterna, perché era lì per una specie di Interrail con il suo professore di Architettura e dei compagni di corso. Ci demmo appuntamento al Pantheon; io avevo il cuore in gola, la mia amica mi stuzzicava a non finire, e non sapevo proprio che aspettarmi, soprattutto visto l'ostacolo linguistico, che al primo anno di università rappresentava una certa incognita per una timida cronica come me.
Lui era bellissimo, il tipico surfista californiano (ma trapiantato in Montana) sorridente e scarmigliato. Parlammo e camminammo per più di tre ore, con la mia amica che ci ignorava bellamente per tutto il tempo. Lui era tutto capelli biondi, cortesia e sorrisi a trentadue denti, e io ero tutta lentiggini, guance rosse e balbettio. Sembrava come parlare con qualcuno che ti è vissuto accanto per una vita, ricordava tutto e tutti, episodi, persone o cose che avevo citato in quegli anni di corrispondenza, e ci indondavamo di domande ben consapevoli di avere solo una sera a nostra disposizione.
Mi parlò della sua on-and-off relationship con la sua girlfriend, mi chiese della mia e scosse la testa quando gli raccontai a grandi linee che cosa era successo con tipoX. Quando, con il suo forte accento, mi disse "If you ever come to visit me, I will let you dry my truck. I never let anyone drive my truck. Not even my sister, or my girlfriend. So...you should really think about visiting me. That'd be awesome", un sorriso enorme sul viso e l'espressione speranzosa, io mi sciolsi come una granita al sole.  "I'd love to, I'm flattered", dico io, e intanto comincio a pensare "oh, portami con te, Rhett!".
Insomma, torno a casa col cuore gonfio, ancor più perché lui mi scrive una mail dicendo che è stato il suo più bel pomeriggio italiano, e penso che mi sarebbe piaciuto restare con lui a chiacchierare e a incassare complimenti, più di quanto sia lecito per una che vive dall'altra parte dell'oceano rispetto al tipo in questione.
Un mese dopo, a San Valentino, dopo esserci contattati e contattati, lui mi dice che è "in love!". Io vado in iperventilazione, finché non mi dice che "Suzie" ha accettato di uscire con lui. Proprio il caso di dirlo, American G-Golo.

Tutto questo per dire che probabilmente quello appena passato è stato il S.Valentino più normale e tenero della mia vita. Una cenetta con Tegolino e una passeggiata insieme, come una coppia tradizionale (anche se noi di tradizionale abbiamo ben poco...ma questa è un'altra storia!).
La normalità è sottovalutata!

Loquacemente vostra, vi abbraccio,
G

17 commenti:

Mariella ha detto...

La normalità cos'è! Una passeggiata, una cena a casa e continuare a guardarsi negli occhi fino in fondo. Buona giornata!

G ha detto...

A volte non c'è niente di più rassicurante e necessario...
Buona giornata a te Mariella!

minerva ha detto...

ok, è fantastico, il racconto tragicomico dei tuoi san Valentini. Anche perché io, più che far da grillo parlante alle amiche, non faccio, a san Valentino, e tutt'alpiù guardo san Remo abbuffandomi di cibo... Comunque i tuoi racconti, ehm, mi hanno fatta sbellicare, anche se per te non devono essere stati proprio il massimo della vita!
Baci

G ha detto...

La cosa bella di certi episodi è che fanno sempre ridere le persone a cui li raccontiamo! E dopo tanto tempo più noi che li diciamo :) buona giornata, Minerva! Un abbraccio

Nella Crosiglia ha detto...

Brava la mia G. ..Mai sottovalutare la normalità, quella vera quella che si tocca tutti i santi giorni, San Valentino a parte..e poi è quella che mi manca dopo la lacerazione e leggere le tue righe mi ha riportato indietro , in un tempo felice che non potrà mai più ritornare.
Veramente deliziosa ed io mi iscrivo con piacere, felice se vorrai ricambiare..
Un bacio serale!
http://rockmusicspace.blogspot.it/

PuroNanoVergine ha detto...

Hai ragione: certi episodi sono divertenti quando non si è protagonisti dei medesimi (o lo si è stati in tempi remoti).
Hai tutta la mia comprensione ;-)

p.s. non sono il "tuo" nano :-)

G ha detto...

Benvenuta nel mio angolino! :-)
Sono contenta che il post ti sia piaciuto, spero che la sensazione dolceamara passi presto...e che la tua normalità torni presto!
A presto e un abbraccio!

G ha detto...

Ahahah, benvenuto nella ciurma di G, Nano! :-)
Ti dispiace se abbrevio in Nano? :-)

TheGlamourDrama ha detto...

Sempre belli i tuoi post :)))

TheGlamourDrama♥

Bridget Jones L'eleganzaDelRiccioBlog ha detto...

Ahahahahahhaa adoro questo tipo di racconti tragicomici, mi fanno sentire meno sola nella mia Bridget Jonesitudine (nel senso che talvolta mi sembra di vivere al limite del surrealeXD)
Sto F. sarebbe stato da dargli una capocciata sui denti stile Aldo nel film Chiedimi se sono feliceXD

G ha detto...

Grazie, sono felice che le mie tragicomiche avventure vi piacciano!!! :-D

G ha detto...

Credo che anche io ho il gene della Bridget Jonesitudine ahaha! Iniziamo a raccogliere adepte? ;-)
...potevo sempre dirgli che lo stavo salvando da una tegola, non ci ho pensato! :-(

PuroNanoVergine ha detto...

Nessun problema: Nano va bene.

Ktml ha detto...

Meraviglioso racconto!
Ho un passato, molto passato, che ricorda questi tuoi racconti.
È bello pensarci ora, a distanza di tempo!

G ha detto...

Ktml, grazie! Credo che ci sia un denominatore comune a tutti i racconti passati di questo genere :)

La Folle ha detto...

Ho adorato questi piccoli episodi, che roba ragazzi! Avrei perso la testa pure io per il biondone coi capelli lunghi e la barba, ne sono certa.

G ha detto...

Il suo fan club è tuttora moooooolto nutrito!