domenica 15 marzo 2015

Memorie di un Erasmus Distratto #4: La fauna

Howard, the scholar
Rieccoci con una nuova puntata delle mie memorie poco ottocentesche e molto rocambolesche riguardanti l'Erasmus.
Lo so, è passata una vita dall'ultima puntata, neanche fosse Twin Peaks (che adesso torna), ma se volete ripassare o, per chi è curioso, di sapere come tutto è iniziato, eccovi le scorse puntate:
Perché sono partita?
Prima della partenza!
Welcome to Malta!

Oggi vorrei parlarvi della fauna maltese. Voi direte: e che studiavi biologia?! No. Ma il mio Erasmus è costellato di aneddoti legati agli invertebrati e ai mammiferi maltesi.
Il primo incontro con la fauna di Malta risale alla prima notte che passai sull'isola. Come spiegato in Welcome to Malta, avevamo appena portato a termine la bonifica della casa, incrociando gli spazzoloni come i Moschettieri. Mi alzai alle tre del mattino per andare in bagno, ora lindo e candido dopo che la sottoscritta aveva causato una reazione simil fungo atomico con l'azione combinata di aceto, Cif e altri prodotti inglesi per l'igene del bagno, di cui non ricordo il nome. 
Quando accesi la luce ed entrai nel bagno delle ragazze (ne avevamo due, l'altro era dei ragazzi), mi accorsi che sul pavimento, neanche stessero partecipando al rally di Montecarlo, sfrecciavano dei cosini rossi plurizampettati. Sembravano ragnetti, ma filavano come se avessero bevuto una tanica di miscela. Data la mia assurda e ingiustificata aracnofobia (ebbene sì, ora lo sapete), sfrecciai altrettanto celermente in camera da letto e svegliai Tegolino, che russava della grossa.
-Tegolino, ci sono dei ragnetti rossi in bagno, ma devo fare pipì.-
-Mbfffmmmmffffgggghhhhh...ronf...nostro.-
Interpretai il giusto per capire che potevo usare il loro.

L'episodio passò in sordina, perché i primi tempi avevamo così tanto da fare e da vedere, che i ragnetti rossi mi preoccuparono ben poco. Finché un giorno me ne trovai uno sul comodino. E uno sul frigo, e uno quasi dentro il frigo, e uno sul piano della cucina, e mille sui muri, e nei bagni, e...ovunque. Ben presto capimmo che non erano ragni, ma blatte. Blatte germaniche, per la precisione.
Tegolino, con lo spirito d'intraprendenza delle giovani marmotte, un giorno si presentò a casa con un barattolo di pesticida. 
-E' una polverina,- disse, tutto fiero -le avvelena. La mettiamo nei punti in cui le vediamo più spesso e le facciamo fuori.-
Non so perché, ma mi attaccai a ventosa alla vana speranza che una polverina fosse la soluzione a tutti i nostri problemi. Gli credetti, la spruzzammo ovunque, finché la cosa non si trasformò in una partita di schiaccia-la-blatta tra Tegolino e il nostro coinquilino, che da oggi chiameremo Furio.
Alla centocinquantesima ciabattata, mi venne una crisi isterica. Piansi lacrime amare e mi rifiutai di mangiare, cucinare o toccare qualsiasi cosa fosse in cucina (che all'epoca era il loro habitat preferito). Ordinammo il sushi a domicilio, e andai a dormire singhiozzando.
Il padrone di casa ci assicurò che avrebbe inviato a casa la pest-control, e io mi buttai nelle pulizie con rinnovato entusiasmo. Ribonificai la casa da cima a fondo, e avevo appena ritirato il bucato quando si presentò il tizio della pest-control, pronto a disseminare per casa un gel dalle proprietà venefiche (We put this around, they eat it and they're gone! Nice, isn't it?).
Una blatta coraggiosa uscì dal suo nascondiglio proprio mentre lo spalmava in cucina: lui la vide e, con la nonchalance che solo i maltesi hanno, usò il guanto da forno che IO avevo appena smacchiato per sfragnarla sul piano da lavoro. Quasi ebbi un mancamento.

Il tempo passò, ma le nostre coinquiline erano sempre lì. Alcune avevo iniziato a riconoscerle, le chiamavo per nome, e loro, con molta cortesia, evitavano di entrarmi in camera. Ma la casa era loro, senza possibilità di scampo. L'avevano occupata abusivamente, l'avevano presa con la forza, si facevano beffe di me. All'ennesima gita fuori porta delle maledette creaturine a mille zampe, decisi che era il momento di intervenire e minacciammo il padrone di casa (all'epoca eravamo rimasti solo io e Tegolino, ostaggi della casa e delle blatte) di andarcene se non avesse risolto il problema.
Tornò un altro tipo della pest-control, vestito come un Ghostbuster. Aveva una tanica di veleno da spruzzare in giro per casa, e ci assicurò che questa volta nessuno sarebbe sopravvissuto al massacro. La cosa mi mandò talmente su di giri che accettai persino di lasciare casa per 8 ore, al fine di evitare l'intossicazione. Facemmo armi e bagagli, e andammo a cena da una nostra amica, fiduciosi. Mi sentivo come Massimo Decimo Meridio, onnipotente come Faustus.
Alla fine riprendemmo possesso della casa, ma era stata una lotta lunga ed estenuante.

Il rigufio per gatti di San Julien's
L'esperienza più piacevole e nell'insieme più particolare fu quella legata ad i gatti. A Malta non ci sono cani. Seriamente, non scherzo. Ne avrò visti sì e no una ventina in tutto l'anno che ho passato lì. Per me che sono un amante dei cani fu uno shock. Il mio mi mancava moltissimo e non avevo nemmeno il conforto di coccolarne uno.
In compenso, in scala più ampia rispetto alle blatte, Malta era occupata dai gatti. Ce ne sono di tutti i tipi: gatti randagi, gatti di quartiere, gatti di casa, gatti dell'università...
I maltesi hanno una cultura del gatto. Non è raro imbattersi in veri e propri 'gattili' a cielo aperto, piccoli rifugi costruiti alla bell'e meglio sul ciglio della strada o nelle aiuole o nei parchi, destinati ai gatti randagi. Generalmente sono signore anziane ad occuparsene; in particolare, a San Julian's, una signora si fa lasciare spiccioli nella cassetta della posta per comprare cibo per gatti e cucce nuove per il rifugio che ha arrangiato di fronte casa sua: ci sono vecchi peluche, coperte, ciotole, e almeno una quarantina di gatti dorme lì, al sicuro, al caldo e all'asciutto.
Anche per me che non amo i gatti, è stata una delle cose più tenere e altruiste che abbia mai visto.
Persino all'interno del campus, i gatti sono sovrani. Tutti danno loro da mangiare, tutti li coccolano e ci giocano, mentre loro si sdraiano sugli appunti degli studenti o fanno visita al gatto della padrona dell'Agenda (il negozio di libri che si trova nel campus, sotto la mensa universitaria). Lui, in particolare, lo trovavo spesso davanti alla porta del negozio, quando i padroni non c'erano, come se facesse la guardia.  Un watchcat. Una cosa assurda.
Un po' come Dean, quello che tutti i giorni aspettava che io e Tegolino tornassimo a casa: era troppo diffidente per avvicinarsi, ma era sempre lì, ad aspettarci, come se volesse controllare che fossimo ancora tutti interi.

Coppia di gatti di Rabat
 Quello in foto è Howard, un gatto che amava spalmarsi al sole nel mio posto preferito del campus, il Reader's Corner, un piccolo parco soleggiato dove regnava sempre il silenzio. Ha ripassato con me prima di ogni esame; credo che ormai sia il gatto più colto dell'intera isola.

Vi auguro un buon inizio di settimana! A presto per la prossima puntata!
G

12 commenti:

Bridget Jones L'eleganzaDelRiccioBlog ha detto...

Ma dai, non sapevo che a Malta ci fossero così pochi cani (ed io che adoro i cani e ne vorrei tanto uno ç_ç), mi piacciono tanto questo tipo di racconti, devo recuperare le altre puntate :D
Comunque io penso che sarei svenuta a vedere tutte le blatte, ne ho la fobia ç_ç

G ha detto...

I cani sono la gioia più grande del mondo! :-)
...blatte, già il nome è di pessimo auspicio!

Mariella ha detto...

Mamma mia ma come hai fatto. Io ricordo una vacanza in Tunisia in cui non dormii per tutta la settimana perché avevamo scarafaggi volanti in camera. Ho cancellato la nazione dalle mie mappe geografiche. Invece sui gatti: cosa posso dire sono davvero bellissimi. Un abbraccio!

Natascia ha detto...

Mi hai fatto morire dal ridere... povere blatte XD!
Comunque l'Erasmus dev'essere un'esperienza unica... ci ho pensato tanto ai (ormai lontanissimi) tempi dell'Università, ma l'esperienza negativa di un mio amico mi ha fatto convicere che non faceva per me... invece adesso, a distanza di anni un po' mi sono pentita...
A presto.
-nati-

G ha detto...

Ho deciso che quella casa era troppo piccola per entrambe, o loro o me! :-) di certo, mi ha fatto bene! Ormai sono una piccola Rambo!
Abbraccione!

G ha detto...

Povere?! :-P
Sì, hai ragione! Nel mio caso è stata un' esperienza fortissima e non sempre positiva, ed è probabilmente questo che l'ha resa la più bella della mia vita :-)
Grazie di essere passata! :-)

Federica ha detto...

mamma le blatte che schifo! noi in argentina in casa ne avevamo un tipo nero e grande come un pollice di gianni morandi, più le antenne!

ah che bello essere a casa!

ps. bisognerebbe fare uno studio sui nomi che nei vari paesi vengono dati agli insetti schifosi: se le tue blatte erano germaniche, i miei scarafaggi erano brasiliani :)

G ha detto...

Bentornata Fedeeee!!! :-)
Ho avuto una fugace visione di un gruppo di scarafaggi in fila con i copricapi luccicosi a ballare la samba! :-)

Nella Crosiglia ha detto...

Bella la mia G.
Mi ricordi un'ospitata per ben tre mesi in Tanzania da amici olandesi e la mia sopresa furono i KAKKALAKKI, grossi come un dito indice , marroni scuri che si infilavano persino nella biancheria stesa...
Posso andare benissmo a Malta. Nell'eremo dove sto ora, la gente passando per la recinzione del mio giardino mi aveva buttato 24 gatti dove tenevo la mia cavalla.Li ho curati e tenuti tutti..ora sono rimasti in 5 ..poverelli!
Ti stringo forte!

G ha detto...

Nella cara, già il nome mi spaventa! Ma davvero, in Tanzania?! Sono sempre stata curiosa di visitarla, insieme al Madagascar! :-)
Sei proprio dolcissima, prenderti cura di tanti mici bisognosi: io sono allergica, non ho mai potuto stare molto in contatto con loro...forse è per questo che preferisco i cani!
E AMO i cavalli! Che bello dev'essere prendersene cura!
Hai tante creaturine che ti vogliono bene :-)
Un abbraccio affettuosissimo!

Francesco ha detto...

È una isola per gattari e gattare

G ha detto...

Loro si definiscono "cat rescuers" :-)